Generazioni

Disarmiamo la violenza, seminiamo rispetto

Sono storie che fanno male. Di follia ordinaria.

Un altro ragazzo vittima di violenze da parte dei coetanei, colpi affondati al punto tale da renderli fatali.

Questa volta è successo ad Alatri, un paese del Lazio, taetro di un omicidio consumato nel centro storico della località.

La storia è di quelle già sentite: un ragazzo che tenta di difendere la fidanzata, importunata da un giovane coetaneo albanese. Di qui una discussione accesa, poi degenerata fuori dal locale. Pare che le fazioni fossero quella degli amici di Emanuele, la vittima, affrontati dai buttafuori del locale, alcuni di essi sempre di nazionalità albanese.

Emanuele sarebbe stato colpito con pugni e calci, poi uno degli aggressori avrebbe preso un oggetto di ferro, forse una spranga, con cui avrebbe colpito ripetutamente il ragazzo. Dopo i primi soccorsi, Emanuele è stato trasportato in elicottero a Roma dove è stato operato d’urgenza. Ma nulla da fare. Un’altra vita spezzata.

Forte ovviamente il dolore dei cittadini, a partire dal “primo” che ha definito l’accaduto una “barbarie”, altro che bullismo,  stringendosi intorno ai familiari del giovane.

I carabinieri del Reparto operativo di Frosinone e del nucleo investigativo della compagnia di Alatri, coordinati dal maggiore Antonio Contente, stanno indagando per accertare le responsabilità dell’omicidio.

Nel frattempo, a preoccupare è il fatto che sembra non esserci più alcun rispetto nei confronti della vita, nessun limite ad una rabbia che incomprensibilmente porta a degenerazioni di questo tipo.

Cosa possiamo fare noi? Noi che siamo Famiglie, siamo Società.

E’ evidente quanto sia necessario, anzi urgente, fermarsi e riflettere. Per poi agire. Sia sulla repressione e sull’inasprimento di pene nei confronti di crimini così cruenti, ma soprattutto impegnarci per diffondere tra i giovani, spesso attanagliati tra degrado, noia e diseducazione, il rispetto per il prossimo e per la vita.

Di qui può originarsi una solidarietà vera ma anche un’ integrazione reale, vista in questo caso la presenza anche di stranieri che spesso ci apprestiamo ad accogliere, per poi dimenticarli ai margini della società.

La società siamo noi, un futuro migliore sta nelle nostre azioni. Cresciamo in una società piena di sollecitazioni, competitività continua, positiva solo se sana e civile. Per questo non bisogna sottovalutare nessun atteggiamento violento, nè perdonarlo. Instaurando allo stesso tempo quel dialogo da cui nasce il senso civico, dalle famiglie alle scuole, quel rispetto dell’altro che i ragazzi devono respirare sin da bambini. Per diventare uomini reponsabili, poi padri premusrosi che ricambino gli stessi scappellotti ricevuti, trasmettano gli stessi valori con cui sono cresciuti.  

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