Generazioni

L’11 settembre, l’identità, il futuro: le nuove generazioni “ponte levatoio” per le società e le culture

Sappiamo cosa ha rappresentato, per gli Stati Uniti e per il mondo intero, quel fatidico 11 settembre 2001. Ognuno di noi ricorda nitidamente quei momenti, dove si trovasse e cosa stesse facendo. Molti di noi non riuscivano a percepire, non immaginavano, almeno nei primi istanti, cosa avrebbe comportato il crollo di quelle due torri. Un passaggio epocale che impone tante riflessioni, reazioni ed azioni conseguenti.

Ci sono sviluppi logici e naturali, ma alcuni “cortocircuiti” su storie e coincidenze che avvolgono di mistero questa vicenda. Consiglio a chi non l’abbia fatto di documentarsi con attenzione, con sguardo “indipendente” e scrupoloso. Senz’altro si è trattatto di un’offesa al cuore degli States, ma proprio per questo, per la sua portata e per i bersagli che ha colpito, non si può non pensare a una rete ampia e fitta di relazioni e trame alla basa dei noti tragici eventi. Perchè gli attacchi sono stati più di uno e rivolti proprio ad alcuni dei centri di potere più rappresentativi degli Usa. Luoghi, città del potere e dell’ Identità.
È su questo che noi vogliamo soffermarci.

Intanto con un pensiero rispettoso, che tenga vivo quel ricordo e quella solidarietà di cui parlavamo qualche giorno fa, nei confronti di tutti coloro che sono stati colpiti dalla tragedia. Che, di fatto, ha raggiunto comunque ogni angolo della Terra.
L’11 settembre ha imposto di pensare alla nostra sicurezza ed alla nostra comunità. Alle nostre comunità. Alla nostra identità. E alle nostre identità. A seconda del perimetro che vogliamo tracciare tra valori, confini – non solo geografici – che ci tengono insieme ed uniti.


È una battaglia che ognuno di noi può affrontare nella quotidianità, le cui svolte decisive sono chiaramente nelle mani di uomini spesso senza volto, all’interno di stanze di cui spesso non conosciamo le collocazioni reali. Da quell’11 settembre viviamo tutti nella paura più di prima, è innegabile.
Sicuramente la nostra, italiana ed Europea, è una “società aperta“, una società che, per sintetizzare, “rende libere le facoltà critiche della persona” come diceva Karl Popper. Il quale sottolineava il contributo di molte generazioni, determinante per far divenire tali le società aperte di oggi, abbandonando il loro precedente stadio di “società chiuse“. Società in cui, sempre per sintetizzare, gli interessi dell’individuo sono soggetti agli interessi del gruppo.
Il nostro modello è, per l’appunto, fondato sull’apertura al confronto, al cambiamento, all’integrazione. Attento però a non cedere a visioni o declinazioni “buoniste” che rischiano di negare la stessa essenza dei nostri valori. Passando dall’integrazione alla dis-integrazione, argomento diventato ancor più delicato proprio successivamente all’ondata del terrorismo internazionale.
Dunque è necessario riconoscere pregi e limiti delle culture, che hanno tutte la loro dignità, ma ci sono confini che è fondamentale tracciare, sulla base del rispetto che si deve a ciascuna di esse. La nostra è una società aperta, che però non deve e non può consentire “attacchi” ai valori-pilastro che ne sono alla base, ponendo a rischio la sua stessa esistenza e rischiando di causare la frammentazione a livello sociale di tante comunità, prive di un minimo comun denominatore di regole condivise.
“Non tollerare gli intolleranti” per dirla sempre con Popper. Quindi ammettere e favorire la diversità, ma difendere i valori fondamentali, l’identità di una cultura aperta e civile.
Era difficile e il terrorismo lo ha reso ancor più tale. Gli equilibri mondiali, come dicevamo, sono in mano a pochi, responsabili ma purtroppo talvolta anche pericolosi individui e nemici in questo caso sconosciuti.
Per quello che a ciascuno di noi è dato fare, rinnoviamoci portatori di una dura condanna al terrore – non è mai abbastanza ripeterlo – aperti alla diversità ma difensori della nostra identità.
Le nuove generazioni forse non avvertono quante responsabilità abbiamo guardando al futuro, al pari di quelle che in passato, con i loro pensieri e le loro azioni quotidiane, hanno contribuito a far nascere e fiorire le società aperte. Contro il pensiero assoluto e il domino del relativismo.
È come se fossimo un ponte levatoio per la crescita e lo sviluppo delle nostre società: abbassato per accogliere nuovi contributi di pensiero e valori, chiuso per difendere quelli che ci hanno liberato dall’oscurantismo rendendoci una grande civiltà.

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