L’11 settembre, l’identità, il futuro: le nuove generazioni “ponte levatoio” per le società e le culture

Sappiamo cosa ha rappresentato, per gli Stati Uniti e per il mondo intero, quel fatidico 11 settembre 2001. Ognuno di noi ricorda nitidamente quei momenti, dove si trovasse e cosa stesse facendo. Molti di noi non riuscivano a percepire, non immaginavano, almeno nei primi istanti, cosa avrebbe comportato il crollo di quelle due torri. Un passaggio epocale che impone tante riflessioni, reazioni ed azioni conseguenti.

Ci sono sviluppi logici e naturali, ma alcuni “cortocircuiti” su storie e coincidenze che avvolgono di mistero questa vicenda. Consiglio a chi non l’abbia fatto di documentarsi con attenzione, con sguardo “indipendente” e scrupoloso. Senz’altro si è trattatto di un’offesa al cuore degli States, ma proprio per questo, per la sua portata e per i bersagli che ha colpito, non si può non pensare a una rete ampia e fitta di relazioni e trame alla basa dei noti tragici eventi. Perchè gli attacchi sono stati più di uno e rivolti proprio ad alcuni dei centri di potere più rappresentativi degli Usa. Luoghi, città del potere e dell’ Identità.
È su questo che noi vogliamo soffermarci.

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Intanto con un pensiero rispettoso, che tenga vivo quel ricordo e quella solidarietà di cui parlavamo qualche giorno fa, nei confronti di tutti coloro che sono stati colpiti dalla tragedia. Che, di fatto, ha raggiunto comunque ogni angolo della Terra.
L’11 settembre ha imposto di pensare alla nostra sicurezza ed alla nostra comunità. Alle nostre comunità. Alla nostra identità. E alle nostre identità. A seconda del perimetro che vogliamo tracciare tra valori, confini – non solo geografici – che ci tengono insieme ed uniti.

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Forma o sostanza? Questione (anche) di soprabito…

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ll racconto di un uomo austero, figura storica e notabile uomo della politica e delle Istituzioni, inizia richiamando quest’immagine:

Molto tempo fa, un parlamentare leggeva il giornale nei corridoi della sua Camera di appartenenza, il Senato. Aveva con sé dei documenti ed il suo soprabito, piegato sull’avambraccio. Fin qui nulla di strano, giusto?

E invece no, l’anziano uomo delle Istituzioni, qui in veste di narratore, si ferma proprio a sottolineare l’errore di questo Senatore. Stesso parere aveva Amintore Fanfani, che proprio nel momento descritto dalla voce narrante si trovava a passare in quel corridoio. “Non è così che si sta al Senato della Repubblica  Italiana” esclamò nei confronti del Senatore, “per gli impermeabili c’è il guardaroba!”, lo ammonì. Ed il Senatore reagì come oggi è difficile immaginare. Si scusò, prima di tutto. Per poi dirigersi verso il guardaroba e lasciare il soprabito, come opportuno per il decoro del Palazzo.

Il navigato uomo di potere che lo racconta, ai tempi, ricopriva un’importante carica istituzionale proprio al Senato e per questo motivo aveva assistito alla scena.

Perchè questo racconto?

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