Ma, allora, è mezzo pieno o mezzo vuoto..?

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Allora c’è una buona notizia: gli occupati aumentano fino al 57,3% tra giugno e luglio 2016, un livello che non si raggiungeva dal 2009. Parola dell’Istat.

Sembrerebbe essercene, però, anche una cattiva: il tasso di disoccupazione a giugno è risalito all’11,6%, in aumento di 0,1 punti percentuali su maggio.  Per i giovani, invece, è sceso fino al 36,5 per cento.

La verità è che spesso è difficile anche decifrare questi dati e capire cosa realmente, a livello sociale, stia succedendo. Prendendo la parte più incoraggiante di questa notizia, resta il fatto che, anche i giovani più dinamici e propositivi, vedono intorno ancora spazi molto ridotti per un percorso professionale stabile, che vada dall’ingresso in realtà consolidate fino all’avvio di nuove attività d’impresa ed individuali.

Il punto è che le generazioni sulle quali bisognerebbe maggiormente investire sembrano essere quelle maggiormente bloccate, depotenziate. A causa di fattori esterni, ma anche della sfiducia che vanno maturando. Una sfiducia legata ad assenza di riferimenti e garanzie concrete, a partire dalla situazione ai limiti del “civile” in cui versa il mercato del lavoro, ma anche e soprattutto punti di riferimento fondamentali da punto di vista morale e psicologico. Dalla famiglia alle Istituzioni, sono sempre più lenti i riferimenti “sociali” che dovrebbero garantire momenti di condivisione, non solo lavorativa.

Non bisogna sottovalutare i disagi di generazioni nelle cui mani è riposto il futuro di tutti.

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“Imprese generazionali”

 

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Partiamo da una buona news. Perché si, ce ne sono, anche abbastanza. E parliamo, in modo semplice ed immediato, di attualità economica.

Nelle micro imprese, che rappresentano oltre il 95% delle realtà produttive italiane, la creazione di posti di lavoro è influenzata anche dall’ età dell’imprenditore e dell’ impresa.

C’è anche qui, dunque, un fattore generazionale.

E molto interessante, se consideriamo l’influenza positiva delle nuove generazioni sul lavoro. Nel 2015 le aziende guidate da imprenditori giovani hanno aumentato i posti di lavoro più di quelle gestite da imprenditori anziani (è il rapporto annuale dell’Istat a dichiararlo) soprattutto nel caso delle imprese più “fresche”, con meno di cinque anni di età, dei settori manifatturieri ad alta tecnologia (in ambito farmaceutico ed elettronico/elettromedicale ben 30% in più di posizioni lavorative create).

Il dato economico è incoraggiante, quantomeno interessante, riservandoci ogni approfondimento e riflessione.

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