Il tempo da trovare per noi

Domenica di lavoro o di riposo?
Oggi a Mattino5 abbiamo parlato di un tema che interessa molti, nelle vesti di consumatori e lavoratori. Si perché se da un lato c’è la comodità per chi compra dei negozi aperti anche la domenica, con conseguenti positivi risultati sull’indotto economico, dall’altro ci sono le esigenze dei lavoratori, del tempo libero per sé e per la famiglia. Reclamato tra l’altro niente meno che da Papa Francesco – parole cui fanno eco quelle del Presidente della Cei Gualtiero Bassetti – sottolineando l’importanza di dedicare questo tempo anche alla propria fede.
Quello che ci piace cogliere, pensando soprattutto a voi cari ragazzi, è il richiamo al riposo, alla calma ed alla meditazione. In un momento storico in cui ci viene continuamente richiesto, dai capi a lavoro e alle tante persone nella vita, di essere rapidi, performanti, sempre presenti o comunque connessi. Altro punto centrale questo, perché il tempo che non trascorriamo fisicamente impegnati in certi luoghi, a partire dall’ufficio, ci “insegue” sui nostri mobile, dai social al mondo connesso del web per intero. Audiweb ci dice che passiamo ben oltre 58 ore al mese in questo modo. Che sia o meno la domenica, per molte categorie un giorno lavorativo come gli altri, non sarà davvero ora di lasciare più spazio alla riflessione al di fuori da questo vortice, per i propri intimi bisogni e sentimenti, da condividere con famiglia, amici ed affetti più cari? Cosa di più bello?

La valigia diplomatica

“Valigia Diplomatica” (Edizioni Mind), con prefazione di Stefano Folli, è un libro che racconta le tappe del percorso che ha portato l’autore Antonio Morabito dal piccolo paese natio alla professione di Ambasciatore, dalle esperienze in Italia e all’estero sino alla Farnesina. Dall’Indonesia dall’Indonesia all’Argentina, dall’Iran alle nazioni africane coinvolte nei programmi della Cooperazione fino al Principato di Monaco, un percoso interessante da leggere anche e soprattutto per un giovane che pensi di intraprendere una carriera di questo tipo. Un libro “sincero e autentico” scrive Stefano Folli in cui l’autore “racconta di sé e della sua carriera in diplomazia con uno stile semplice ed efficace. Descrive soprattutto un percorso esistenziale, il cammino di un giovane figlio della Calabria onesta e operosa deciso ad aprirsi al mondo attraverso il servizio al ministero degli Esteri”. Si tratta di un testo di agevole lettura che rievoca con nitidezza le aspirazioni e i momenti più significativi della carriera alla Farnesina e all’estero aprendo al lettore un mondo poco conosciuto, caratterizzato da specifiche modalità di ingresso, tradizioni e passaggi. Sottolinea il valore del mestiere della diplomazia, così come ad altre carriere dello Stato, quale opportunità professionale per tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro estrazione sociale e dalla loro provenienza geografica, così come strumento di garanzia del principio costituzionale della neutralità della pubblica amministrazione. Il libro con i suoi aneddoti e i tanti inediti episodi vissuti rappresenta un messaggio di ottimismo ed anche un interessante strumento per quei giovani interessati alle carriere internazionali e curiosi di conoscere il mondo, che coltivano il sogno di mettere i loro talenti al servizio del Paese. 

Di

– Antonio, la valigia diplomatica è un racconto di lavoro e di vita, come è iniziato questo percorso da un piccolo paese fino agli angoli del mondo più affascinanti?
In realtà è una storia normale, un racconto come tanti: un ragazzo del sud che prende la sua valigia -emblematicamente di quella appartenuta al nonno anche lui partito a suo tempo – e inizia un cammino fatto di studi tanta volontà e determinazione per arrivare a una metà sognata e agognata.

– In occasione della recente presentazione di Assisi e in altre città italiane sono stati molti i plausi, dei relatori e del pubblico ad un’opera che ben racconta la “missione” di chi ha scelto di serve lo Stato: in questo delicato momento storico, che messaggio si sente di lanciare a chi deve rappresentarci nel mondo?                                                                           Mi sento di ripetere quello che affermo più volte nel libro, ossia che
quello del diplomatico non è un lavoro qualsiasi ma è soprattutto una missione. Come afferma Stefano Folli nella sua prefazione “viene riaffermato il senso di “servire” lo Stato in un’accezione che costituisce la norma nel mondo anglosassone, ma che da noi non viene affermata con altrettanto orgoglio.

– La valigia diplomatica spazia dai racconti d’infanzia ai gradi palcoscenici del mondo: quale il fil rouge che lega questo affascinante percorso?
Sicuramente la passione e l’orgoglio di servire il proprio Paese ma anche di realizzazione personale e poi, le esperienze vissute come elemento di ricchezza e il rapporto con le persone e con il mondo e i mondi nuovi o le culture differenti vissuti come autentici traguardi e come storie da condividere. 

Soluzione “quote giovani”?

Giovani, laureati: pochi e male utilizzati.

Oggi abbiamo commentato a Mattino5 i risultati del rapporto Ocse “Strategie per competenze”: la situazione italiana è quella sopra sintetizzata, in poche battute.

Secondo l’Ocse “solo il 20% degli italiani tra i 25 e i 34 anni è laureato, rispetto alla media del 30%” si legge nel rapporto, in cui si aggiunge che “gli italiani laureati hanno, in media, un più basso tasso di competenze” in lettura e matematica (26esimo posto sui 29 paesi Ocse) e non vengono utilizzati al meglio, risultando un po’ bistrattati.

L’ Italia è “l’unico Paese del G7” in cui la quota di lavoratori laureati in posti con mansioni di routine è più alta di quella che fa capo ad attività non di routine. In inglese il fenomeno si chiama “skills mismatch”, detto in altri termini: le competenze non risultano in linea con la mansione.
Quale il risultato?
Duplice, almeno: che i giovani non sono valorizzati per le loro qualità, uno;
due che, di conseguenza, vanno a cercare questa valorizzazione altrove, spesso all’ estero.
Dove forse, quel “35% di lavoratori occupati in settori non correlati ai propri studi”, riesce invece a realizzarsi in ambiti in linea con le competenze acquisite.

Quali gli obiettivi che dovremmo prefiggerci?

Libertà di fare un lavoro per scelta e non per obbligo, ad esempio, debellando il “senso di colpa” che rischia di provare chi semplicemente aspira ad un lavoro in linea con gli studi, come dicevamo.

E soprattutto porre fine a questo nepotismo culturale, diciamolo chiaramente, che non libera e lascia spazio a risorse capaci. Dobbiamo smetterla di essere il “Paese per i capelli bianchi”: il rispetto va all’ esperienza di chi l’ha maturata sul campo, non a chi la lega solamente all’anzianità di servizio. C’è bisogno della “freschezza di servizio”, oggi più che mai.

Che non sia davvero quella delle “Quote giovani” la soluzione per fare spazio ai nostri nuovi e migliori talenti?

Rapporto Ocse su /www.tgcom24.mediaset.it/:

http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/infografica/il-rapporto-ocse-sulla-strategia-per-le-competenze-_1001093-2017.shtml

 

#MyTalentDay, appuntamento a Roma

Amanti dello sport e del calcio, ma non solo, segnate questa data: 25 maggio.

Ovvero la data di un’intera giornata di selezione e recruitment per giovani tra i 18 ed i 29 anni, organizzata da ManpowerGroup in partnership con AS Roma, che ospiterà l’iniziativa nel suo Stadio Olimpico

E’ il “#MyTalentDay“, evento finalizzato alla ricerca, all’individuazione ed alla valorizzazione del talento dei giovani.

Sul sito www.mytalentday.it trovate info utili e modalità di partecipazione. 

L’opportunità riguarda oltre 1.000 giovani che, dalle 09:30 alle 18:00, potranno partecipare ad un’attività di selezione per stage in diversi ambiti – quali sales, marketing, finance e communication – presso AS Roma, Locauto Rent, ManpowerGroup ed altre aziende partecipanti.

Una giornata in cui ai ragazzi saranno dati anche consigli pratici per il loro percorso professionale, per la loro carriera. Una giornata, insomma, costruita intorno al talento ed al suo sviluppo. Come confermano le dichiarazioni di protagonisti e promotori.. 

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“Perché le cose devono essere così difficili?”

Se lo chiede Letizia Scarpello, giovane artista classe 18989, nata a Pescara ma ormai stabilitasi a Milano da tempo. 

Giovane ma già con numerose attività alle spalle, tra le sue mostre collettive ricordiamo solo alcune tra le più recenti: DISERTA, a cura del Collettivo Pepe, Casa della Cultura, (Spoltore; 2016), CONTINUUM, STAGE AS SOCIAL PLATFORM, con Luigi Coppola a cura di Simone Frangi e Tommaso Sacchi, progetto a cura di Nctm Studio Legale e Gabi Scardi per la XV Triennale di Milano (Milano; 2016), RITRATTO A MANO 3.0, con Gianni Caravaggio a cura di Giuliana Benassi e Giuseppe Pietroniro, (Convento delle Clarisse, Caramanico Terme, 2016), ), NAVATA 34, a cura delle Officine Tesla, Officine Green Garage, (Milano; 2016).

Domani Letizia presenterà al VIR Open Studio un insieme di “tentativi di lavori possibili”, intenzioni in-tensione, idee che si fanno opera nella loro “mancata realizzazione”.
Il titolo prende spunto dalla lettera che Matsuri Takahashi, giovane 24enne nipponica, lascia alla madre prima di gettarsi nel vuoto. “Perché le cose devono essere così difficili?”. Vicenda che rappresenta uno dei tanti (troppi) casi di karoshi (morte per eccesso di lavoro) registrati in Giappone negli ultimi anni.

 E “dove stiamo andando?” è la domanda che vuole porsi Letizia.

“La reificazione della vita umana e il suo farsi spettacolo fanno dell’ arte un abbellimento del mercato. Così lo slancio emotivo che guida il processo creativo si sedimenta a causa di circostanze culturali, sociali ed economiche che gli artisti della mia generazione ben conoscono. Per questo secondo appuntamento al VIR scelgo quindi di non cooptare il mio lavoro e di illustrare ciò che non è stato”.

Uno spunto di riflessione non solo attuale, ma molto originale. Grazie a Letizia allora e..appuntamento a domani !

FACEBOOK: http://bit.ly/2nECOI1

Studi Festival http://www.studifestival.it/

Miart http://www.miart.it/en

Start up al lavoro..per il lavoro

Il cognome è quello di chi lo ha reso noto a suon di spadellate ai fornelli.

Ma qui il core business è tutt’altro.

Matteo Cracco è un ragazzo di 29 anni che insieme a Luca Menti ha dato vita a “Vicker”, una start up a disposizione di chi offre o cerca lavoro.

Ospiti di recente a Mattino5, hanno spiegato la nascita e lo sviluppo della loro idea. Partito da Roma, il loro progetto è ora in espansione. In cosa consiste, dunque, nel concreto? Qualche informazione a riguardo già è in circolazione…

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Un futuro senza “debito” per i giovani

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Un nuovo anno che inizia con il pensiero rivolto ai giovani da parte di Papa Francesco e successivamente, nel suo rituale discorso dal Quirinale, del Presidente della Repubblica Mattarella.
Queste parole ricordano il ruolo che hanno avuto e dovranno avere le nuove generazioni, ma anche il trattamento che hanno avuto – e dovranno soprattutto avere – da parte della società e di “chi decide”.
Papa Francesco è stato chiaro: “abbiamo un debito verso i giovani!”

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Nuovi mestieri, datori di lavoro.. di sé stessi

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Occupazione, lavoro. Parole che dovrebbero evocare soddisfazioni, gratificazioni ma oggi, in realtà, sono spesso all’origine di ansie e preoccupazioni. Sere fa parlavo con una studentessa pugliese di ingegneria, molto appassionata, ma al contempo preoccupata per il futuro che verrà. Il pensiero di lasciare la sua (amata) terra in realtà è ben superato, la proccupazione principale resta quella di collocarsi, nel proprio Paese se non all’estero.

Che fare? L’impegno e la costruzione di un profilo solido e competitivo sono fondamentali per chi dovrà appunto trovare collocazione, nello scacchiere più vario dei mestieri.

Ma c’è dell’altro.. C’è chi, per passione o necessità, è artefice del proprio, nuovo, impegno professionale. Le nuove tecnologie, in primis, hanno portato all’attenzione di tutti una nuova serie di attività e veri e propri nuovi mestieri entrati nel dizionario professionale dei nostri tempi.

Dizionario in cui scopriamo di trovare anche il “Professional organizer”

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Ma, allora, è mezzo pieno o mezzo vuoto..?

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Allora c’è una buona notizia: gli occupati aumentano fino al 57,3% tra giugno e luglio 2016, un livello che non si raggiungeva dal 2009. Parola dell’Istat.

Sembrerebbe essercene, però, anche una cattiva: il tasso di disoccupazione a giugno è risalito all’11,6%, in aumento di 0,1 punti percentuali su maggio.  Per i giovani, invece, è sceso fino al 36,5 per cento.

La verità è che spesso è difficile anche decifrare questi dati e capire cosa realmente, a livello sociale, stia succedendo. Prendendo la parte più incoraggiante di questa notizia, resta il fatto che, anche i giovani più dinamici e propositivi, vedono intorno ancora spazi molto ridotti per un percorso professionale stabile, che vada dall’ingresso in realtà consolidate fino all’avvio di nuove attività d’impresa ed individuali.

Il punto è che le generazioni sulle quali bisognerebbe maggiormente investire sembrano essere quelle maggiormente bloccate, depotenziate. A causa di fattori esterni, ma anche della sfiducia che vanno maturando. Una sfiducia legata ad assenza di riferimenti e garanzie concrete, a partire dalla situazione ai limiti del “civile” in cui versa il mercato del lavoro, ma anche e soprattutto punti di riferimento fondamentali da punto di vista morale e psicologico. Dalla famiglia alle Istituzioni, sono sempre più lenti i riferimenti “sociali” che dovrebbero garantire momenti di condivisione, non solo lavorativa.

Non bisogna sottovalutare i disagi di generazioni nelle cui mani è riposto il futuro di tutti.

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“Imprese generazionali”

 

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Partiamo da una buona news. Perché si, ce ne sono, anche abbastanza. E parliamo, in modo semplice ed immediato, di attualità economica.

Nelle micro imprese, che rappresentano oltre il 95% delle realtà produttive italiane, la creazione di posti di lavoro è influenzata anche dall’ età dell’imprenditore e dell’ impresa.

C’è anche qui, dunque, un fattore generazionale.

E molto interessante, se consideriamo l’influenza positiva delle nuove generazioni sul lavoro. Nel 2015 le aziende guidate da imprenditori giovani hanno aumentato i posti di lavoro più di quelle gestite da imprenditori anziani (è il rapporto annuale dell’Istat a dichiararlo) soprattutto nel caso delle imprese più “fresche”, con meno di cinque anni di età, dei settori manifatturieri ad alta tecnologia (in ambito farmaceutico ed elettronico/elettromedicale ben 30% in più di posizioni lavorative create).

Il dato economico è incoraggiante, quantomeno interessante, riservandoci ogni approfondimento e riflessione.

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