Alla (ri)scoperta del “Belpaese”

“Una casa per gli italiani”. Questo il nome del progetto lanciato da Property Managers Italia, Associazione Nazionale di categoria del Turismo Residenziale: proposte di soggiorno negli angoli più affascinanti (ma a volte poco conosciuti) del nostro Paese, a prezzi ribassati di almeno il 20%, e con l’omaggio di una polizza assicurativa sanitaria.

“L’intento è duplice” spiega il presidente di PMI Stefano Bettanin. “Da un lato dare alle famiglie italiane, anche se devono fare i conti con minori introiti a causa della pandemia, la possibilità di fare una vacanza dopo i mesi di lockdown, dall’altro aiutare i property managers, che si trovano in grosse difficoltà, e far ripartire il turismo extra alberghiero”. Il progetto, pensato soprattutto per il mercato interno, propone ville, case, casali, appartamenti con sconti dal 20% in su. Dopo aver offerto a medici e infermieri durante l’emergenza Coronavirus alloggi gratis, ora gli associati di Property Managers Italia propongono case vacanze a costi ribassati per chi vuole scoprire i luoghi inediti ma più autentici dell’Italia.

In più chi aderirà potrà usufruire della copertura assicurativa “Un Medico in Valigia”, grazie ad un accordo raggiunto da PMI con Europ Assistance Italia, la Care Company del Gruppo Generali. “In risposta alla situazione di emergenza sanitaria abbiamo pensato a prestazioni di assistenza  per tutelare sia gli ospiti sia i gestori di case vacanze: durante il soggiorno saranno garantite consulenza e assistenza mediche 24 ore su 24 e 7 giorni su 7,  il trasporto in una struttura sanitaria idonea e il rientro presso la propria abitazione in caso di malattia o infortunio” spiega Bettanin.  “Venite in vacanza in Italia, troverete un Paese bellissimo, a prezzi scontati e in sicurezza” è l’invito.

Le offerte sono raccolte sul sito www.rentinitaly.it, finora hanno aderito 1.700 appartamenti e 520 ville. “Una casa per gli italiani” è un’iniziativa pilota, primo step per un progetto più ampio: creare l’ “Airbnb italiano”, un portale completamente Made in Italy del turismo residenziale. 

Il futuro tra arti e cultura

Giusto ricordare che la cultura non è solo sfoggio di saperi e conoscenze, ma per il nostro Paese una risorsa di primissimo piano. Non solo come patrimonio in sè ma come sostegno per il sistema socio-economico: la ripartenza può avvenire anche e soprattutto grazie al sostegno di uno dei pilastri della nostra tradizione. Soprattutto nella giornata di oggi, dedicata a una delle sue arti più rappresentative. 

Una cultura, quella italiana, basata infatti sui beni più rappresentativi della nostra tradizione nazionale e proprio sulle tanti arti, rese note da altrettanti da grandi nomi passati alla storia. Scultura, pittura, teatro, cinema e tanti tanti altri fino alla danza, su cui oggi ci soffermiamo per dedicare la giornata internazionale dedicata a quest’arte nobile. E’ bene che i ragazzi, primi appassionati di arte e cultura, siano consapevoli e si facciano promotori delle potenzialità del nostro patrimonio.

In particolare, parliamo oggi dell’Accademia nazionale di danza, che dedica questa giornata a possibili nuove forme di comunicazione e relazione. 

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Vento del sud, le risorse da conoscere

Il perchè di questo approfondimento sta nel bel messaggio che lancia in un momento complesso come l’attuale, pensando tanto alla difficile terra del Sud. Che resta una terra meravigliosa e ricca di risorse, che vanno valorizzate e ci devono far ben sperare per il futuro.

Di nomi e luoghi noti si sente spesso parlare, qui vogliamo far conoscere risorse meno note e nascoste che fanno però parte del nostro patrimonio nazionale. E’ questa una delle ragioni che ha spinto Francesco Maria Spanò, autore di orgogliose origini calabresi, a mettere al centro della sua ultima opera dedicata alla meraviglia di Gerace.

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Prima gli italiani, anche i cantanti?

 
Verrebbe da richiamare cosí una canzone di ormai tempo fa pensando proprio al dibattito ultimamente sviluappatosi attorno alla musica italiana, alla sua tradizione ed al suo futuro.
 
Il Festival di Sanremo ha fatto parlare molto di sé, anche piú del solito. La canzone che ha vinto, risultando dunque la migliore canzone italiana, in realtá non é riconosciuta come tale, da piú parti.
Ma c’é di piú oggi. Una proposta che intende valorizzare la nostra musica, dare spazio agli esordienti, tutelare la nostra tradizione: è questo l’obiettivo di una proposta di legge a prima firma Alessandro Morelli, Presidente della commissione Trasporti e telecomunicazioni della Camera e fino allo scorso anno direttore di Radio Padania.
 
Prima gli (artisti) italiani allora? 

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Soluzione “quote giovani”?

Giovani, laureati: pochi e male utilizzati.

Oggi abbiamo commentato a Mattino5 i risultati del rapporto Ocse “Strategie per competenze”: la situazione italiana è quella sopra sintetizzata, in poche battute.

Secondo l’Ocse “solo il 20% degli italiani tra i 25 e i 34 anni è laureato, rispetto alla media del 30%” si legge nel rapporto, in cui si aggiunge che “gli italiani laureati hanno, in media, un più basso tasso di competenze” in lettura e matematica (26esimo posto sui 29 paesi Ocse) e non vengono utilizzati al meglio, risultando un po’ bistrattati.

L’ Italia è “l’unico Paese del G7” in cui la quota di lavoratori laureati in posti con mansioni di routine è più alta di quella che fa capo ad attività non di routine. In inglese il fenomeno si chiama “skills mismatch”, detto in altri termini: le competenze non risultano in linea con la mansione.
Quale il risultato?
Duplice, almeno: che i giovani non sono valorizzati per le loro qualità, uno;
due che, di conseguenza, vanno a cercare questa valorizzazione altrove, spesso all’ estero.
Dove forse, quel “35% di lavoratori occupati in settori non correlati ai propri studi”, riesce invece a realizzarsi in ambiti in linea con le competenze acquisite.

Quali gli obiettivi che dovremmo prefiggerci?

Libertà di fare un lavoro per scelta e non per obbligo, ad esempio, debellando il “senso di colpa” che rischia di provare chi semplicemente aspira ad un lavoro in linea con gli studi, come dicevamo.

E soprattutto porre fine a questo nepotismo culturale, diciamolo chiaramente, che non libera e lascia spazio a risorse capaci. Dobbiamo smetterla di essere il “Paese per i capelli bianchi”: il rispetto va all’ esperienza di chi l’ha maturata sul campo, non a chi la lega solamente all’anzianità di servizio. C’è bisogno della “freschezza di servizio”, oggi più che mai.

Che non sia davvero quella delle “Quote giovani” la soluzione per fare spazio ai nostri nuovi e migliori talenti?

Rapporto Ocse su /www.tgcom24.mediaset.it/:

http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/infografica/il-rapporto-ocse-sulla-strategia-per-le-competenze-_1001093-2017.shtml

 

Un “giullare” da ricordare , un talento da studiare

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Artista, a tutto tondo. Come definire, se non così, il “giullare moderno” Dario Fo. Lo dice la motivazione con cui gli è stato assegnato il Premio Nobel, il 9 ottobre del 1997: “perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”.

Ci sono foto, video che, a proposito, ricordano il modo – singolare anche quello – in cui Fo allora apprese la notizia.

Dario Fo, l’ultimo italiano a vincere il Nobel per la letteratura. Può non essere tra gli autori, gli artisti, i “creatori di pensieri” preferiti, ma il suo contributo alla nostra cultura, allo stimolo della nostra cultura, è tale da valergli un ricordo particolare.

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Un’Italia da celebrare e ricordare, a un mese dalla prima medaglia olimpica di Rossella Fiamingo. Un ricordo che oggi tenga viva e rafforzi la nostra solidarietà

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I momenti storici sono e restano tali nel tempo perché legati a due fondamentali aspetti: la celebrazione ed il ricordo.

Nel caso di grandi successi, la celebrazione è, forse, il momento più bello. Un’impronta lasciata sulla storia. Nel caso di circostanze difficili, calamità, è un momento duro, ma non per questo meno importante. Oggi, purtroppo, ne sappiamo qualcosa, ma quello che farà la differenza sarà il tempo, dunque il ricordo: in questi giorni siamo tutti sensibili e consapevoli del dramma del terremoto, ma dovremo esserlo anche domani.

Di qui l’importanza del ricordo. E della memoria storica, tanto preziosa per una collettività, sia essa una semplice comitiva o la propria nazione.

Un mese fa l’Italia conquistava la sua prima medaglia ai Giochi olimpici. E vogliamo proprio ricordarlo con gioia e soddisfazione, condivise con l’atleta che ha “aperto le danze”. Di chi parliamo?

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